Forgotten Tomb > We owe you nothing

Tornano sugli scaffali gli italiani Forgotten Tomb, con “We Owe You Nothing”, nono disco di una carriera di tutto rispetto, dai seminali esordi proto-depressive ai più moderni lidi di metà carriera.

Il progetto ideato e condotto dal leader Ferdinando “Herr Morbid” Marchisio è infatti sempre stato creatura dalla grande spinta creatrice, al netto di un nichilismo di fondo che lascerebbe presagire tutt’altro. Ma la grande capacità dell’arte è proprio questa, riuscire a incanalare, manipolare e trasformare la pars destruens dell’animo umano in qualcosa di crea(t)tivo, riscattando ed esorcizzando, talvolta, grevi stati mentali, come dimostra anche la letteratura psichiatrica.

We Owe You Nothing” ripercorre perfettamente queste direttrici artistiche e concettuali, concludendo inoltre la terza trilogia della loro discografia, iniziata con …And Don’t Deliver Us From Evil (2012) e proseguita con Hurt Yourself And The Ones You Love” (2015), all’insegna di un consistente imbastardimento sonoro, che ha incorporato elementi sludge e finanche punk.

Tale attitudine culmina proprio con questo nuovo album, registrato dal power trio formato da Marchisio, Algol ed Asher, essendo l’altro chitarrista Andrea Ponzoni fuoriuscito dalla band nell’aprile scorso.

Rispetto alle precedenti prove in studio i Forgotten Tomb 2017 sorprendono dunque per originalità e temerarietà, come dimostra il riffing groovy e percussivo di una “Saboteur”, oppure il nervoso chitarrismo punk di “Abandon Everything”, al quale fa opportuno contraltare una performance vocale grezza e acida, entrambi elementi che riportano alla mente il tributo alla figura di GG Allin, edito nel 2011 assieme agli amici Whiskey Ritual (nei quali per altro militano sia Algol che Asher).

Detto inoltre della più melodicamente articolata “Longing for Decay” e della coda strumentale “Black Overture”, questo nono album della band risalta per eterogeneità e ispirazione, ponendosi come opera di significativa discontinuità, se non di rottura, come già lo è stato, in precedenza, un disco come “Negative Megalomania” (2007).

Per queste ragioni specifiche “We Owe You Nothing” potrebbe sicuramente far storcere il naso ai fan più legati ai dettami di genere, che prevedibilmente non rappresentano e non hanno mai rappresentato l’audience ideale dei Forgotten Tomb, progetto artistico votato in primis all’autodeterminazione più spinta, quale imprescindibile cifra stilistica, come sancisce chiaramente il titolo stesso dell’album, e che qui è stata perseguita nel modo più libero, spontaneo ed efficace possibile.

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