Alkaloid > Liquid Anatomy

Supergruppo tedesco dedito ad un progressive death/thrash da manuale, gli Alkaloid tornano col secondo album a tre anni di distanza dal debutto “The Malkuth Grimoire”, prodotto indipendentemente grazie ad una campagna di crowdfunding su IndieGoGo, che ha fruttato loro ben 19.000,00 euro.

La fiducia a scatola chiusa riposta dai fan negli Alkaloid è comunque ben motivata, visto il notevole curriculum dei musicisti coinvolti, ovvero Hannes Grossmann e Christian Muenzner, con un passato in Necrophagist e Obscura, così come Linus Klausinitzer (Noneuclid), Danny Tunker degli Aborted e Florian Magnus Maier, dei Dark Fortress e Noneuclid, nonché compositore classico e chitarrista flamenco.

Il nuovo “Liquid Anatomy”, questa volta edito dalla francese Season of Mist, conferma e rafforza quanto di buono già mostrato in precedenza, cioè un sound dinamico e molto vario, in grado di passare con efficace nonchalance attraverso differenti generi, estremi e non, pur mantenendo una discreta personalità di fondo, grazie sopratutto alle cristalline performance tecniche dei singoli musicisti coinvolti.

Il risultato sopra descritto è certamente memore dei momenti migliori di band imprescindibili quali Voivod, Pestilence e Cynic, ma anche, venendo a tempi più recenti, Vektor, Obscura e Necrophagist, sebbene lo stile di Florian e compagni non disdegni qualche sporadica escursione anche in territori decisamente più melodici e atmosferici, come dimostrano l’opener Kernel Panicda un lato e l’epica Rise of the Cephalopodsdall’altro.

Gli amanti dei passaggi più aggressivi e brutali avranno comunque sufficiente pane per i loro denti in numerosi frangenti, come As Decreed by Laws Unwrittene Chaos Theory and Practice, mentre i maggiori funambolismi tecnici si rinvengono durante In Turmoil’s Swirling Reaches, in cui ogni membro della band si prodiga in un assolo.

Pur in un settore tipicamente ristretto ed elitario, quale è il death tecnico (che fra parentesi personalmente ritengo altra cosa dal death progressivo, così come dal djent), gli Alkaloid riescono quindi a essere ben assimilabili e godibili, caratterizzandosi quindi come un’uscita di notevole valore, capace di focalizzare un interesse trasversale ed eterogeneo, almeno quanto il loro caleidoscopico sound, dall’anatomia invero liquida.

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