Ghostbound – All is Phantom

“Exploring themes of life, loss, grief, wanderings both inner and outer, and the ghosts both friendly and vicious that hover beside us all, Ghostbound has one step in realms otherworldly and another on terra firma.”

Niente di più vero ed essenziale poteva essere scritto, a presentazione del gruppo americano, ideato e condotto dal musicista (e attore) Alec A. Head sulle mutevoli coordinate artistiche che intersecano lo spazio sonoro solcato dall’art-rock dei tardi anni ‘70, dal post-punk ottantiano e dal black più avanguardistico, contribuendo a creare un approccio stilistico moderno e vintage al tempo stesso, profondamente contraddistinto dal portato autobiografico, emozionale ed esperienziale dell’autore.

Il debutto (edito dalla nostrana e sempre stimolante ATMF) “All is Phantom” suona infatti come una stranissima opera cantautorale imbastardita col metal, come un’ipotetica jam session fra Nick Cave, Ved Buens Ende, Scott Walker, Anathema, e Beyond Dawn.

I dieci brani che lo compongono, intermezzo a parte, sono tutti piuttosto articolati e mutevoli, e per quanto non perdano mai l’immediatezza in tortuosi meandri sperimentali fini a se stessi, sanno regalare improvvisi squarci di freschezza, siano essi cambi di tempo, melodie vocali o sezioni strumentali di elevata valenza atmosferica (cfr. il violino e il violoncello di Natalia Barnaby Steinbach e Valeriya Sholokhova).

La voce di Alec Head (al lavoro anche sulle chitarre), dalle tonalità classiche (quasi un mix fra Bruce Dickinson e Vincent Cavanagh), ha un ruolo decisivo, nell’economia sonora dei Ghostbound, in quanto le sue composizioni funzionano come un diario in musica, che racconta, servendosi di un vasto vocabolario espressivo, episodi di vita, perdita, vagabondaggi e meditazioni, sempre con un occhio di riguardo alla resa emozionale, anche qualora si scelga, come nel caso dell’operer “The Gallivanter”, uno stile decisamente epico per farlo, sebbene credo che dia il meglio di se nei brani più drammatici e intensi, come “(I Will) Keep My Dreams Inside” o “Night Time Drowning”.

Malinconicamente poetico, proprio come il notevole artwork di Agam Neiman, “All is Phantom” è un album senza tempo, che potrebbe essere stato scritto ovunque e in qualsiasi tempo, ed è per questo ancor più intenso e memorabile. Come si sarà ben capito, valuto il debutto dei Ghostbound come uno dei dischi più interessanti e validi dell’anno in corso, in grado di rivaleggiare tranquillamente con nomi ben più consolidati e blasonati.

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