Zeal & Ardor – Stranger Fruit

Zeal & Ardor è un interessante progetto musicale avantgarde-metal avviato e guidato da Manuel Gagneux, musicista svizzero-americano in precedenza attivo col progetto chamber-pop Birdmask.

Formatasi nel 2013, la band mescola strutture e melodie tipiche del blues e degli spiritual con sonorità estreme, sopratutto di derivazione black metal. Come si evince da questa seppur risicata descrizione, Zeal & Ardor è un progetto dalla forte vocazione sperimentale, che fa della commistione stilistica e della libera ricerca sonora il suo trademark, opportunamente associato a un allure mistico-esoterica che si ricollega direttamente alle radici del blues e del rock settantiano.

Non a caso il loro nuovo, terzo album porta come titolo Stranger Fruit, evidente citazione ed estremizzazione concettuale della canzone resa celebre da Billie Holiday. Lo “strano frutto” è infatti il cadavere di un nero che penzola da un albero. La potenza simbolica del testo deriva dal contrasto fra l’immagine evocata di un sud rurale e bucolico e la brutale realtà dei linciaggi razziali del KKK:

L’assunto su cui si è basato Gagneux per approcciarsi alla scrittura per Zeal & Ardor è che il cristianesimo sia stato imposto agli schiavi americani e che il black metal norvegese sia cresciuto come forma di ribellione al monoteismo, parimenti imposto sul tradizionale culto pagano. Che cosa sarebbe dunque successo se gli schiavi americani si fossero ribellati, e come suonerebbero degli ipotetici (ma non troppo) spiritual satanici?

La giustapposizione fra black metal e tradizione gospel spiritual alimentano un contrasto stilistico e concettuale che permette di elaborare immagini e pensieri molto interessanti, e terribilmente attuali, pensando alle dinamiche legate all’immigrazione (cfr. “Row Row”, “Ship on fire”).

Di queste e di altre tematiche sociali “Stranger Fruit” da conto in modo personale, quantomai intenso ed evocativo, sebbene con accenti meno liturgici e ritualistici, rispetto al precedente “Devil is Fine”, qui relegati a brevi intermezzi (“The Hermit”, “The Fool”, “Solve”, “Coagula”).

Tale aggiustamento interpretativo è assolutamente positivo, sia per quanto riguarda l’economia generale del sound, sia per la fruibilità della proposta, molto più assimilabile e comunicativa, grazie anche al lavoro in sede di produzione di Kurt Ballou (Converge), che ha donato a questi 16 nuovi brani una profondità e una limpidezza sonora invidiabili, di cui i precedenti lavori in studio, molto più DIY, erano del tutto sprovvisti.

Come vuole la tradizione blues/spiritual la voce è grande protagonista dell’album, e la performance di Manuel Gagneux in questo senso è calda, stentorea e pronta ad arrampicarsi su muri di chitarre affilate, per far arrivare il proprio messaggio più lontano possibile.

Davvero degno di nota, questo lavoro degli Zeal & Ardor,che non può e non deve essere relegato a mero divertissement sperimentale dedicato a una piccola nicchia di pubblico, perché animato dallo stesso urgente spirito espressivo (ed eversivo) di “Sympathy for the Devil”, oppure del bluesman Robert Johnson, tanto per citare un paio di esempi in cui la dimensione occulta ha giocato un ruolo sostanziale, volontariamente o meno 😈

Annunci

E tu cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.