Il manifesto della Paura – 2018

Redatto sotto l’egida del Ministero della Cultura Popolare

1. Le paure umane esistono. L’esistenza delle paure umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi.

Dire che esistono le paure umane non vuol dire a priori che esistono paure umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono paure umane differenti.

2. Esistono grandi paure e piccole paure. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati paure e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori, individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere paure, la esistenza delle quali è una verità evidente.

3. Il concetto di paura è concetto puramente biologico. Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di paura. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione della paura di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di paure differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una paura abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse paure.

4. […] L’origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse paure che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell’Europa.

5. […] Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione della paura è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l’Italia, nelle sue grandi linee, la composizione della paura di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa.

6. Esiste ormai una pura “Paura italiana”. Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di paura con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione, ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l’Italia.

7. È tempo che gli Italiani si proclamino francamente paurosi. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo semplice paura. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di Paura. La questione del paura in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del paura in Italia deve essere essenzialmente italiana.

[…]

Un piccolo divertissement linguistico, operato sul Manifesto della razza (emanato originariamente nel 1938), sostituendo alla parola razza e derivati il termine paura, nella convinzione che, in questa veste, sia più sincero circa le sue reali origini e intenzioni, nonché , purtroppo, terribilmente attuale… 

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