Khôrada – Salt

E alla fine eccolo qui, “Salt”, debutto ufficiale (via Prophecy productions) e lungamente atteso dei Khôrada, nome dietro al quale si trovano ¾ dei defunti Agalloch, accompagnati dall’ex Giant Squid Aaron J. Gregory (voce, chitarra).

Delle conseguenze, mediatiche, prima ancora che artistiche, dello split-up della band di Portland si è già molto discusso in precedenza, così come del lavoro del loro fu front-man John Haughm coi Pillorian, e poco valore avrebbe anche solo cercare di paragonare i due debutti in questione, tale e tanta l’evidente diversità che li anima.

Tramite i Khôrada è infatti possibile tracciare un’ipotetica linea d’unione fra generi ed espressività diffuse, quali, sopratutto, post metal, sludge, psichedelia prog-oriented e radici folk, opportunamente celate e mescolate in un song-writing estremamente denso e personale.

Salt” è un lavoro illuminato da performance strumentali eccellenti, brillantemente esaltate da un grande lavoro in sede produttiva, confezionando un sound vasto, stratificato e organico, nel quale è possibile cogliere molteplici sfumature personali nel potente drumming di Aesop Dekker, il maestoso basso di Jason W. Walton e sopratutto gli articolati fraseggi e intrecci chitarristici di Anderson e Gregory, ciascuno sempre riconoscibile, nel suo particolare approccio allo strumento.

Bastano pochi secondi dell’opener “Edeste” per rendersi conto di questi elementi, ma occorrono invece ben più approfonditi ascolti per calarsi nei densi meandri di un album che non fa certo dell’immediatezza la sua caratteristica fondante, ripagandone però la (relativa) mancanza con una non comune longevità.

Ascolto dopo ascolto le diverse trame sonore presenti negli arrangiamenti si disvelano, e il cantato apparentemente sgraziato e inelegante di Gregory diventa il veicolo perfetto per la proteiforme natura di questi brani (come per altro ben rappresentato dall’artwork di Cedric Wentworth), incrementato dagli occasionali interventi dei guest Perez Gratz, Perkins, e Southard, rispettivamente violoncello, tromba e tastiere, e non a caso già attivi coi Giant Squid.

Consapevole della sua inevitabile natura di album di rottura col passato, Salt non può dirsi un capolavoro convincente su tutta la linea, quanto piuttosto un riuscito primo tentativo di amalgama di differenti trascorsi e attitudini artistiche, che, in ragione della qualità dei musicisti coinvolti, si spera saranno in grado di spiccare e lasciare davvero il segno, con una proposta sì altrettanto personale, ma più spontanea e immaginifica.

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