Voivod – The Wake

Non sono poi molte le band capaci di tagliare il traguardo dei 35 anni di attività discografica. Ancora meno quelle in grado di farlo con uno degli album migliori della propria illustre carriera. Ma si sa, i Voivod non sono nuovi a stupire e sorprendere. L’hanno fatto diverse volte, proponendo cambi stilistici spesso temerari, per l’epoca, ma sopratutto tramite un’attitudine integra e onesta verso la propria proposta, che li ha messi al riparo da tutta quella serie di abusi, subiti e/o perpetrati, in cui, purtroppo, ci si infila, quando ci si dimentica della propria vera identità.

La formazione del Québec è leggendaria anche per questo, e il nuovo “The Wake” lo dimostra in modo inequivocabile. Avrebbero tranquillamente potuto pubblicare un more of the same del buon “Target Earth”, ottimamente accolto da critica e pubblico, e invece si sono buttati in un’avventura sonora dai contorni molto più prog, memore del brillante periodo che va da “Nothingface” a “The Outer Limits”.

Non che manchi la vena thrash, la sei corde di Dan “Chewy” Mongrain macina riff incessantemente, ma lo fa inserendo accordi dissonanti, melodie in odore di fusion, creando atmosfere spaziali, dilatate e oniriche, recuperando appunto quel feeling cosmico-psichedelico tipico del gruppo, e dell’estetica di Michel “Away” Langevin, come sempre autore della copertina.

A dispetto di cambi di line-up piuttosto frequenti (il nuovo bassista Dominique “Rocky” Laroche) e spesso dolorosi (la prematura scomparsa di Piggy), i Voivod 2018 suonano compatti e coesi, istintivi e perfettamente lucidi, sia a livello compositivo, con un’invidiabile ed eterogenea inventiva che si permette di proporre inserti acustici, intermezzi sinfonici e ritornelli di puro rock, sia per quanto riguarda l’interpretazione strumentale, talentuosa e apparentemente inossidabile alla prova del tempo (come per altro avevo già avuto modo di verificare, in sede live, qualche anno prima).

Rispetto all’album precedente “The Wake” funziona come un’opera integrale, da fruire cioè senza soluzione di continuità, tali e tanti sono i rimandi interni fra i brani, come non a caso plasticamente esplicitato dalla conclusiva “Sonic Mycelium”, che va a ripercorrere riff e melodie di tutte canzoni precedenti, fondendole in una sorta di suite spaziale dotata di vita propria. Impossibile in questo senso stabilire quali siano i brani migliori, anche se la mia preferenza personale va all’opener “Obsolete Beings” e alla catchy “Iconspiracy”.

Tutto considerato non vedo perché non si possa serenamente dire che i Voivod abbiano appena pubblicato uno dei loro migliori album di sempre, nonché una delle più significative uscite discografiche dell’anno in corso. Il segreto, pare, è uno solo: to be “Always Moving”.

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2 pensieri su “Voivod – The Wake

  1. Grande Alekos!! E grandissimi Voivod ovviamente. Attendevo da cinque anni il nuovo disco che mi ha davvero steso al primo ascolto. Ne ho scritto una recensione, molto più di pancia e meno ragionata rispetto alla tua, su Debaser. (ti invito da subito a passare a leggerla lasciando magari un tuo commento). Dici benissimo è un disco voivodiano dai primissimi secondi, vario, curatissimo, coeso, e sono dalla tua parte: è uno dei loro migliori perchè si avvicina tantissimo, a mio vedere, al disco che prediligo della loro portentosa discografia ovvero “The Outer Limits”. Clamorose le parti sinfoniche che si possono sentire con tanto di viole e violini!! In alcuni momenti ci ho sentito dei fraseggi tra basso e chitarra che mi hanno addirittura ricordato certe cose dei Police. Peccato non essere potuto andare a vederli lo scorso giovedì a Milano. Il comune amico Alessio, che come sempre ha presenziato, mi ha preso il cd in una versione deluxe con allegato un secondo cd che presenta l’ep del 2016 “Post Society” ed alcuni brani live del tour che stanno facendo in questo 2018. Saluti dalle alture di Domodossola. Ancora una cosa contattami via whatsapp perchè ho perso il tuo numero telefonico.

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    1. Ciao Lorenzo! Quanto tempo! Ricordo ancora con piacere le lunghe conversazioni sulla discografia e le influenze dei Voivod, fra una serie e l’altra 😉 Il mio preferito invece era e rimane “Nothingface”. Volevo andare anche io a sentirli a Milano, ma era la sera del mio compleanno, e ho preferito festeggiare con una cena romantica. Vado però subito a dare un’occhiata alla tua rece su Debaser! Saluti dalle praterie di Crevoladossola, sentiamoci per una birra 🍻

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