Hyvästi ja kiitos, Arto!

Il più formidabile nemico dei finlandesi è la malinconia, l’introversione, una sconfinata apatia. Un senso di gravezza aleggia su questo popolo sfortunato, tenendolo da migliaia di anni sotto il suo giogo, tingendone lo spirito di cupa seriosità. Il peso dell’afflizione è tale da indurre parecchi finlandesi a vedere nella morte l’unico sollievo. La malinconia è un avversario più spietato dell’Unione Sovietica. Ma i finlandesi sono al tempo stesso un popolo combattivo. Non cedono mai. Si ribellano a ogni occasione contro il tiranno. San Giovanni, la festa della luce e della spensieratezza nel solstizio d’estate, rappresenta per i finlandesi l’occasione di una lotta titanica in cui tentare, unendo le forze, di sconfiggere la malinconia che li rode.

Il 15 ottobre è morto Arto Paasilinna, boscaiolo, giornalista, poeta, scrittore, ma, first of all, FINLANDESE. Il suo primo libro lo lessi ormai molto tempo fa, e ricordo che, con la sua particolare verve di allegra malinconia, mi piacque subito, aprendo un filone bibliografico fortunatamente corposo.

Si trattava de “Il bosco delle volpi” (1983, ed. orig. Hirtettyjen kettujen metsä) e devo dire che la presenza del mio animale silvestre più beneamato è stato un viatico di ulteriore simpatia istintiva.

Dopodiché è stato immediato recuperare “L’anno della lepre” (1975, ed. orig. Jäniksen vuosi), forse uno dei suoi più celebri in assoluto, per poi continuare, non ricordo bene in quale ordine specifico, con “Il mugnaio urlante”, “Il figlio del dio del tuono”, “Lo smemorato di Tapiola”, “I veleni della dolce Linnea”, “Piccoli suicidi tra amici”, “Il migliore amico dell’orso”. Ho ancora nella pila dei libri da leggere “La prima moglie e altre cianfrusaglie”, cosa che sicuramente farò al più presto, per inframmezzare le letture alpinistiche a cui ultimamente sono dedito.

Ma la cosa più bella in assoluto è che me ne rimangono praticamente altrettanti altri, da scoprire, nel tempo, lasciandomi intrigare da un abbozzo di trama sulla quarta di copertina, dall’artwork, dai titoli buffi ed enigmatici, o semplicemente dalla voglia di ritrovare lo stile e i contenuti di un autore che non mi ha mai lasciato indifferente, dimostrando ampiamente l’inestimabile valore della semplicità e godibilità, quale meccanismo per far partire gli ingranaggi del pensiero, anche su tematiche ben più serie e complesse, come l’ecologia, la senilità, la religione, la paura della morte.

Un po’ come Benni, Pennac, Douglas Adams o Neil Gaiman, Arto Paasilinna rappresenta per me un punto cardinale della mia piuttosto onnivora dieta narrativa, a prescindere dall’avanzare dell’età anagrafica e/o dalle condizioni di vita, a dimostrazione di un senso di continuità che è piacevole come l’inanellarsi dei passi sul sentiero in un bosco. Grazie di tutto, Arto, questa sera berrò una birra in tuo onore!

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