The Morningside – Letters from the Empty Towns

Uscito a 5 anni di distanza dal precedente full-length (sebbene intervallato dal notevole Ep “TreeLogia – The Album as It Is Not”, che riprendeva e ampliava il brano “The Trees”, dal disco d’esordio), “Letters from the Empty Towns” è il classico terzo album di rottura, che cerca di operare, se non un distacco, una notevole differenziazione da quanto sinora mostrato.

Difficile dire se i Morningside l’abbiano fatto solamente per sincera e spontanea evoluzione artistica, oppure per frustrazione per le diverse illazioni di essere solo una band fotocopia, resta il fatto che il combo moscovita con “Letters from the Empty Towns” propone un cambio di rotta piuttosto brusco, accantonando quasi del tutto i riferimenti al black e al doom atmosferico, in favore di un thrash-death ben più grezzo e tirato, simile, per certi versi, ai Carcass di “Swansong” e agli ultimi Death, oppure al melo-death svedese in stile Soilwork.

Ad ogni modo il pastiche sonoro è incentrato sull’immediatezza e sull’impatto frontale, su un rifferama teso e nervoso, centrato sulle tonalità più acute e acide dello spettro, che solo occasionalmente (“On the Quayside”, “Ghost Lights) si concede aperture atmosferiche.

A livello lirico e tematico l’album è una racconto di degrado urbano ed esistenzialismo in un mondo postmoderno, freddo e fatiscente, ossessionato dalla tecnologia. I brani evocano con violenza un condivisibile desiderio di pace e tranquillità, in un mondo rumoroso e profondamente disturbato. Facile relazionarsi a quei concetti, avendo un minimo di consapevolezza sull’attuale condizione umana, desensibilizzata, guidata dalla tecnologia e sterilizzata da tempo dalle semplici gioie della vita naturale.

Questo album ritrae bene tali sentimenti, utilizzando testi che penetrano a fondo con le loro verità brutali: città vuote che si stanno sgretolando e ci sradicano l’anima. Il cambiamento stilistico e l’incrementata aggressività di fondo sono in questo senso elementi necessari a trasmettere questo messaggio di malinconia e angoscia post-moderna, con un sound grezzo e freddo, come una lama arrugginita.

Letters from the Empty Towns” è un lavoro atipico, all’interno della discografia dei Morningside, e per questo deve essere approcciato con un minimo di cautela, onde non ritrovarsi spaesati a giudicare negativamente un esperimento che, fatti i debiti distinguo, mi ha ricordato ciò che accadde a suo tempo ai Dark Tranqullity con “Projector”.

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