Antimatter – Black Market Enlightenment

Illuminazione da mercato nero, titolo ambiguo e suggestivo, quello scelto da Mick Moss per il settimo album dei suoi Antimatter, creatura nata all’alba del nuovo secolo, assieme all’inquieto transfuga Anathema Duncan Patterson, e per chi scrive vera erede spirituale del coté più sperimentale della band di Birmigham, quello, per intenderci, ben mostrato in “Alternative 4” (non a caso composto, in massima parte, dallo stesso Patterson).

Fondato su una profonda commistione fra prodromi gothic-dark rock e atmosfere elettroniche più vicine al trip-hop, il sound di Patterson andava ad amalgamarsi con la controparte folk acustica impersonata da Moss, dando alle stampe un trittico iniziale di album sostanzialmente perfetti (“Saviour”, “Lights Out”, “Planetary Confinement”).

Dopodichè il sodalizio fra i due artisti si è interrotto, lasciando al solo Moss le redini del progetto, dapprima riportato sui lidi del cantautorato dark folk (“Leaving Eden”, con l’importante contributo di Daniel Cavanagh alla chitarra), e successivamente ampliato in un’ottica assimilabile a un oscuro e intimista prog rock (“Fear of a Unique Identity”, “The Judas Table”).

Dei lavori ascrivibili a questa fase il nuovo Black Market Enlightenment” è senza dubbio il migliore, per il funzionale connubio fra ispirazione compositiva, qualità degli arrangiamenti e feeling complessivo.

Interamente composto da Mick Moss, responsabile, oltre che delle vocals, anche di basso, chitarre e tastiere, l’album vede la partecipazione di altri musicisti, in primis del batterista Fab Regmann, ma anche e sopratutto di Paul Thomas, Julie Rodaway e Vardan Baghdasaryan, rispettivamente sax, flauto e kamancha, sonorità non banali, che emergono dall’impasto sonoro della band, arricchendolo notevolmente, sia sotto il punto di vista della complessità, sia della potenza evocativa.

Il risultato sono 9 brani qualitativamente omogenei, ove Moss riesce a mostrare diverse sfaccettature e atmosfere, in linea con la sua produzione passata (“Wish I Was Here”, “What Do You Want Me To Do?”) ma anche e sopratutto in grado di andare oltre (“This Is Not Utopia”, “Existential”), (di)mostrando grande esperienza nel controllare e direzionare ispirazione ed energia compositiva, per forgiare un’opera a tutto tondo, dotata di personalità e attualità, grazie anche a un impianto lirico e concettuale vicino alle derive del post-moderno.

Per tutto quanto sopra esposto “Black Market Enlightenment” è di fatto uno degli album più riusciti nella discografia degli Antimatter e della carriera di Moss, artista che ha saputo affrontare al meglio le diverse stagioni della vita artistica, riuscendo a consolidare un progetto di assoluta qualità, che meriterebbe, per questo, ben più credito e visibilità.

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