Crowhurst – III

Torturato e irrimediabilmente compromesso, il sound dei Crowhurst è essenzialmente un mutaforma della musica estrema. Dal noise al drone, dallo sludge al black metal, ogni album, finanche ogni brano è una pagina distinta nella storia di Jay Gambit, che le utilizza come un’esplorazione interiore e un’espressione di dolore esistenziale. La sua musica è influenzata dalla stratificazione divari generi estremi, attraverso gli ultimi tre decenni, ed è modellata dal suo profondo interesse per cinema e documentari.

III” è la nuova testimonianza della sua capacità di tessere paesaggi sonori intensi e a tratti lancinanti, senza cadere nella trappola che colpisce molti artisti altrettanto prolifici: la prevedibilità. Con oltre 75 uscite all’attivo, molte delle quali sono singoli o split con altri nomi affermati della scena, Gambit correrebbe infatti il rischio di ripetere semplicemente se stesso, eppure ogni lavoro rimane un’indagine sonora a suo modo unica e disorientante, differente dalle precedenti.

Iniziando come un progetto rigorosamente sperimentale, Crowhurst è cresciuto fino a comprendere varie collaborazioni con artisti e produttori come Jack Shirley (Deafheaven, Oathbreaker), che ha progettato e prodotto “I”, nel 2015. Il seguito del 2016, “II” è stato registrato a Manchester, in Inghilterra e prodotto presso Machine With Magnets (The Body, Daughters). Crowhurst conclude la trilogia numerale con “III”. Scritto e interpretato a quattro mani con Andy Curtis-Brignell (Caïna) e registrato con il leggendario produttore e ingegnere Kurt Ballou (Converge, Full Of Hell), è anche il debutto della band per la prestigiosa Prophecy Productions. Il lavoro include le apparizioni guest di Tony Wakeford (Sol Invictus, Crisis), Ethan Lee McCarthy (Primitive Man) e Tara Vanflower (Lycia, Type O Negative).

“III” è un album impressionante, brutale e intriso di dolore, echeggiante i migliori Today is the Day e Neurosis, virati però al nero, grazie ad atmosfere e melodie sempre cupe e sinistre, che non a caso si rifanno anche a grandi classici del perturbante (unheimlich), come “Ai confini della realtà”, qui citata direttamente nel brano finale dell’album, “Five Characters In Search Of An Exit”, intitolata come un episodio della serie, oppure l’iconico Natural Born Killers di Oliver Stone.

Personalmente la traccia che più mi ha impressionato è stata “Self Portrait With Halo And Snake”, in virtù del suo incedere dark e folk, che sa di apocalisse e abbandono, di polvere e veleno, elementi essenziali del silenzioso deserto di un’esistenza solitaria, che i Crowhurst fanno esplodere di rumore bianco e spasmi black, dimostrando come la musica estrema possa ancora fare paura.

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