Handful of Metal #3

Numenorean – Adore

Secondo disco per canadesi Numenorean, gruppo nato inizialmente dalla volontà dei fratelli Lemley e dedito a un post-core iniettato di corpose dosi black… oppure viceversa, è solo una questione di definizioni ed etichetta. Ciò che conta è un approccio alla forma-canzone diretto e muscolare, e qui sì che si sente pesantemente l’influenza delle scuola hardcore, che fa della dinamica alternanza fra pieni e vuoti, riffing serrati e parti atmosferiche, il cardine attorno al quale ruotano le sorti di un album moderno e appetibile a un pubblico di ascoltatori eterogeneo, magari nostalgici dell’ondata metal-core, ora più inclini a sonorità oscure e umbratili, che attivano emozioni intense, ma che non amano la luce del sole.


Waste of Space Orchestra – Syntheosis

Joint-venture fra membri di Oranssi Pazuzu e Dark Buddha Rising, due combo già di per sé sufficientemente fuori dagli schemi, i Waste of Space Orchestra possono a buon diritto descriversi come l’apoteosi del black psichedelico e spaziale. Il debutto “Syntheosis” è tutto un fiorire di synth stellari, nebulosi pattern ritmici e performance vocali sciamaniche e aliene. Un disco non per tutti, ma che tutti dovrebbero almeno provare ad ascoltare, per provare il brivido di essere teletrasportati in una bizzarra e inquietante dimensione parallela.


Latitudes – Part Island

Quarto album per i Latitudes combo britannico, dedito a un moderno sludge, post-metal, simile, per certi versi, ai Cult of Luna di metà carriera, cioè un sound atmosferico e stratificato, basato su mid-tempo e melodie cupe ma comunque a loro modo evocative e spirituali. “Moorland Is the Sea” è il brano che preferisco nel lotto, ma anche la corposa title-track contiene più di un motivo di interesse, che fa di questo album un’uscita senz’altro valida, nel sempre variegato panorama delle sonorità “post”.


East of the Wall – NP Complete

Progressive post-core pensato e suonato con efficacia e competenza, quello degli americani East of the Wall, da qualche anno fra gli esponenti più vitali e interessanti della scena, che riunisce in modo trasversale fan di sonorità in stile Junius, Tool, Mouth of the Architect, Cult of Luna, Pelican, Dredg, Kayo Dot o Glassjaw, tanto per fare qualche nome illustre. La verve sperimentale del combo statunitense ben si associa a un concept post-moderno, dotato della necessaria profondità simbolica e narrativa per stuzzicare le menti degli ascoltatori adusi alle espressioni più particolari ed eccentriche del rock. In attesa del nuovo album di Maynard & Co, questo “NP Complete”, fatte le debite proporzioni, può essere un buon palliativo temporaneo.


Posthum – Like Wildfire

Black metal intenso e moderno, questa è da sempre la ricetta dei norvegesi Posthum, combo che negli ultimi anni si è fatta apprezzare per un sound concreto e compatto come cemento, imbevuto di pece nera. In questo caso simbolicamente data alle fiamme, per citare la componente cromatica di “Like Wildfire”, album che ripropone le caratteristiche vincenti del loro sound: riff semplici ma dal sicuro impatto frontale, ritornelli memorizzabili e un ricorso pressochè costante ai mid-tempo più groovy. Il risultato è come sempre più che buono, ma che avrebbe a guadagnare qualche punto, se il vocalist Jon Kristian Skare sperimentasse un approccio un po’ più vario.

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