De Mysteriis Dom Sathanas, 25 anni dopo

I riti segreti di Lord Sathanas… che detto così sembra il titolo di un filmaccio horror di quart’ordine, di quelli tipici dei tardi ‘70, ora divenuti di culto, come spesso accade per molta discutibile produzione artistica.

Questa considerazione potrebbe essere applicata tale e quale anche per l’intero filone black metal scandinavo degli anni ‘90, se non fosse che, oltre la componente artistica, in questo caso c’è anche un notevole strascico giudiziario e culturale, a corollario.

“De Mysteriis Dom Sathanas” infatti è, oltre che l’album capolavoro dei Mayhem, il manifesto del genere, non a caso protagonista anche della recente, discussa pellicola “Lords of Chaos”, giustamente basata su verità e bugie, come molte delle vicende legate all’Inner Circle.

L’omicidio del leader della band Euronymous (Øystein Aarseth) da parte di Varg Vikernes è avvenuto infatti poco prima della pubblicazione iniziale dell’album. Come prima conseguenza, la famiglia del chitarrista ha chiesto a Hellhammer di rimuovere tutte le linee di basso dall’album, perché il contributo di Varg non meritava di essere presente. Hellhammer promise di farlo, ma visto che non sapeva suonare il basso, l’album è stato lasciato con le linee di Varg, anche se abbassate di volume, in sede di mixaggio.

Tutti i formati del disco contengono sul retro “A Tribute To Euronymous” con una foto promozionale dei soli Euronymous e Hellhammer. I contributi di Attila Csihar, Varg e Snorre W. Ruch (contrariamente alla credenza popolare, Snorre W. Ruch non ha registrato chitarre su questo album, anche se lui e Euronymous spesso si scambiavano idee musicali e quindi Euronymous incorporava diversi riff scritti da Snorre) non sono menzionati da nessuna parte. Il disco fisico stesso presenta una foto molto scura che mostra i volti di Euronymous e Hellhammer e una terza faccia che si ritiene essere Attila (anche se questo non è mai stato confermato dalla band).

Quando la polizia arrestò Vikernes, fu trovato in possesso di oltre 150 chilogrammi di dinamite rubata e presunti piani per distruggere la cattedrale di Nidaros, a Trondheim, proprio quella rappresentata sulla copertina dell’album.

Pare fin troppo ovvio il valore mitologico di quest’opera, anche al netto del suo valore artistico, per altro altissimo, che ne fa ancor oggi, a 25 anni di distanza, un vero feticcio del genere, il punto zero di un fenomeno che ha messo radici profonde, dipanandosi in tutto il mondo.

I Mayhem non hanno fatto niente per ostacolarlo, anzi, nonostante la morte del fondatore e della principale forza del gruppo, Hellhammer in seguito ha riattivato la band, con Maniac e Necrobutcher che si unirono al fianco del nuovo chitarrista Blasphemer. Nel 2004, Attilla rientrò nei Mayhem a tempo pieno, quasi a voler completare un cerchio rimasto aperto, dai tempi di “De Mysteriis Dom Sathanas”.

Negli anni lo stile musicale dei Mayhem è cambiato, più o meno drasticamente, ma l’aura dannata e il puzzo demoniaco ha sempre accompagnato la band, sia su disco, sia dal vivo, a partire dai leggendari vestiti di Dead, sepolti per giorni, prima dei concerti, per catturare l’aspetto e l’odore di morte e decomposizione, per arrivare alle immancabili teste di maiale mozzate impalate.

Comparto teatrale e scenografico a parte, il gruppo norvegese non ha mai perso lo smalto di un tempo, garantendo performance strumentali di tutto rispetto, a prescindere dalla line-up in servizio, segno di una coesione interna inscalfibile, legata a doppio filo a un songwriting riconoscibile, ma difficilmente imitabile, che ha reso brani come “Funeral Fog” e “Freezing Moon” davvero immortali, oppure maledetti per l’eternità, a prescindere da tutto il resto.

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