Darkthrone – Old Star

Va assunto come dato di fatto che le diverse stagioni, o fasi stilistiche dei Darkthrone hanno appassionato e convinto pubblici trasversali, a volte abbastanza diversi fra loro, segno di un distinguibile appeal e di una personalità comunque magnetica, che rende la band sempre piacevole da seguire.

Dalla frigida serietà del loro seminale death metal agli album prototipici del black norvegese, il dinamico duo è successivamente passato attraverso un lavoro di archeologia musicale, che unisce ironia e nostalgia, andando a ritroso nel tempo, fino alle radici stesse del metal e del punk, sottolineandone gli elementi comuni e la vicina espressività anche alle correnti più estreme e, apparentemente, inconciliabili del metal.

Vanno secondo me letti in questo senso album come The Cult is Alive” o “Dark Thrones & Black Flags”, primi esempi di quella particolare controcultura necro black, ormai tradizionale trademark di Fenriz e Nocturno Culto.

Anche il nuovo Old Star”, che esce tre anni dopo il valido “Artic Thunder”, vuole essere un tributo all’epopea metallica dei primi anni ‘80, ponendo in questo caso l’attenzione alla frangia più epica e doom, con qualche gustosa deriva melodica fin nella NWOBHM.

Sebbene molte review lo abbiano letto come un ritorno alle radici black degli anni ’90, io non sono del tutto d’accordo. Certo, il sound in questo caso non è così stravagante e melodico come in “Circle the Wagons” o “The Underground Resistence”, ma sebbene l’atmosfera generale sia più oscura (come anche l’ottimo artwork, opera di Chadwick St. John), i brani sono ugualmente diretti, accessibili e godibili, senza particolari sforzi. Non siamo quindi di fronte al nuovo Panzerfaust, quanto piuttosto a un lavoro capace di comprimere la storia in riff, intrecciando il vissuto personale con l’intuizione artistica, come la perfetta giustapposizione delle toppe su proprio giubbotto di jeans.

Come ribadito dallo stesso Fenriz in più di un’occasione, il black dei Darkthrone non è mai stato quello mostrato dai vari Lords Of Chaos e Until The Light Takes Us, ma un personalissimo mix di influenze ed elementi, che evidentemente fungevano anche da anticorpi al logorio del male di vivere, che altri hanno metabolizzato in modo assai meno proficuo.

Rispetto ai lavori immediatamente precedenti Old Star” recupera anche trame ritmiche più veloci e abrasive, utilizzate per rendere maggiormente dinamico l’impasto sonoro, equilibrato dall’altra parte dello spettro sonoro dall’espressività tipica dell’epic doom.

Delle sei tracce presenti almeno la metà valgono il prezzo del biglietto (su tutte personalmente “The Hardship of the Scots” e “Duke Of Gloat”), e sono capaci di accontentare i gusti dell’ascoltatore più smaliziato, che si troverà perfettamente a suo agio fra i vari rimandi interni ed esterni di cui è infarcita l’opera, meno autocompiacente delle precedenti, ma comunque a suo modo didascalica, come può esserlo l’esperta espressività di una partnership di lungo corso, come quella dei Darkthrone, insieme fin dal 1988.

Tutto considerato “Old Star” è esattamente ciò che si propone di essere, un onesto disco metal, senza troppe pretese, ma con tutte le carte in regola per suonare ancora fresco, nella sua grezza e schietta semplicità.

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