Tool – Fear Inoculum

13 anni di speculazioni, voci e congetture. Infine, è arrivato il nuovo album degli Tool, “Fear Inoculum”, l’album più misterioso dai tempi di “Chinese Democracy” dei Guns N ‘Roses. La stratificazione degli strumenti, con il suo incedere sinuoso e ondivago, le curve sempre più serrate, i climax elicoidali e le grandi esplosioni ritmiche, le vocals ora suadenti, poi salmodianti, infine stentoree. Tutti gli elementi caratterizzanti la proposta dei Tool sono presenti e ben organizzate, in un caleidoscopio che richiede dedizione e immersione. Già, perché le fonti del potere evocativo della band sono nella ritualità, nella ripetizione, nella riaffermazione, in una complessità che diventa con gli ascolti un mantra incantatorio.

“Fear Inoculum” appare da subito un lavoro così stratificato, e con tale profondità simbolica, da ricordare più “Lateralus” che il precedente “10.000 Days”, dotato di un approccio alla forma-canzone complessivamente più narrativo e lineare. In questo caso tutto ruota intorno al numero 7, e ai suoi diversi significati. Considerato numero spirituale, magico per eccellenza, come ci suggeriscono i pitagorici, emblema della totalità di spazio, tempo e universo in movimento. Ma anche di cambiamento, evoluzione. Difatti è anche il numero che rappresenta un ciclo compiuto, del perfezionamento della natura umana, visto che congiunge il ternario divino (3) e il quaternario terrestre (4), conciliando natura fisica e spirituale, umana e divina. Guarda caso è anche il numero della piramide, che è formata dal triangolo, 3, su quadrato, 4. La numerologia descrive le persone con numero personale 7 come individui dotati di una concezione della vita di tipo mistico, detentori di conoscenze profonde, pensatori eccellenti e idealisti. Ma anche meditativi, intuitivi, sensibili, talvolta dotati di poteri extrasensoriali, che vanno semplicemente risvegliati. Conoscitori della natura umana, difficilmente ingannati dalle apparenze.

Anche Rudolf Steiner, padre dell’antroposofia, fa spesso riferimento al numero 7, affermando fra l’altro che vi siano 7 epoche di cultura, a loro volta suddivise in 7 periodi: 1° era polare, 2° era iperborea, 3° era lemurica, 4° era atlantica o glaciale (conclusasi con il diluvio), 5° era attuale, che si suddivide a sua volta in 7 periodi, ovvero paleo indiano, paleo persiano, egizio-caldaico, greco-latino, attuale, slavo, americano. Quella attuale sarebbe l’era dell’uomo schiavo dell’ambiente e delle circostanze esterne, in cui lo spirito si è fatto servitore della materia. Pur essendo un’epoca contraddistinta da grandi scoperte scientifiche ed invenzioni tecnologiche, l’utilizzo che l’umanità ne ha fatto è errato ed egoistico. Al periodo americano, a detta di Steiner, seguirà la guerra di tutti contro tutti, cui sopravviveranno solo pochi uomini molto evoluti dal punto di vista spirituale. A seguire la 6° era e la 7° era.

Non stupisce che tutte queste considerazioni ben si accordino all’immaginario e alle caratteristiche stesse della band americana, che malgrado il lungo iato intercorso non appare minimamente scalfita, in termini di lucidità e audacia compositiva.

Prodotto, registrato e mixato insieme a Joe Barresi, in questo disco il quartetto è riuscito incredibilmente a condensare il fascino di una band prog-punk-metal dell’era grunge, cioè l’atmosfera dei primi Tool, con le derive trascendenti, esoteriche e mentaliste degli ultimi album, giungendo a una sintesi fra passato e presente che ben traduce il concetto di ciclo compiuto di perfezionamento della natura umana.

Anche a livello lirico l’intenzione sembra quella di voler condividere un dono di conoscenza e consapevolezza, in un umanissimo bisogno di relazione e interdipendenza molto attuale, nella sua urgenza comunicativa. “Siamo tutti nati da un solo respiro” canta Maynard in “Pneuma”, e trasmette il senso che “Fear Inoculum” stia affrontando il bisogno umano della vita naturale, in un mondo sempre più digitale, “alla deriva attraverso questo rumore sconfinato” (“Descending”). La canzone è preceduta dal synth in stile Blade Runner di “Legion Inoculant” e giustappone il rumore industriale con il suono dell’acqua all’inizio.

Come è lecito aspettarsi dai Tool tutti questi concetti non sono immediatamente percepibili, ma vanno ricercati sotto la superficie di brani solo in apparenza d’immediato consumo. Ogni traccia rivela in realtà per gradi la complessità di cui è composta, sia a livello meramente strumentale, con molti poliritmi in 7/4 e 7/3, sia a livello testuale.

Complessivamente si ha l’impressione di essere al cospetto di un’entità più serena, delicata, più vecchia a livello cronologico, ma ancora intatta, sospesa, dai confini così ampi da essere inintelligibili, come ben esemplificato dalla voce di Keenan, mai così mistica e spirituale.

Già nella disamina della title-track erano emersi degli elementi salienti, come la presenza enorme di Danny Carey, che dona una tridimensionalità ritmica molto organica e dinamica, a brani che spesso si concedono fughe evanescenti e più destrutturate, sopratutto nelle chitarre di Adam Jones, che rimangono a stento nello stesso tempo per più di un riff, tali e tante sono le idee contenute.

Cos’altro? “Una tempesta deve essere fedele alla sua natura”, ci dice Keenan in “7empest“, probabilmente una delle canzoni più intense e belle mai scritte dai Tool, a voler sancire l’incontaminata libertà espressiva e il pieno possesso della propria unicità artistica, anche attraverso una controparte fisica del disco davvero fuori dagli schemi, ovvero un digipack a edizione limitata, contenente un piccolo schermo da 4″ in HD sul quale son stati memorizzati 7 minuti di contenuti video esclusivi, una cavo USB per ricaricarlo, speakers integrati da 2 watt, un booklet da 36 pagine e una card per scaricare l’album in versione digitale, comprensiva di 3 ulteriori tracce, interludi strumentali.

E così, 13 anni e 85 minuti dopo, ci si ritrova alla fine di “Fear Inoculum” positivamente spaesati, con un senso di comunione con l’universo, e la voglia di ricercare le stesse sensazioni rivelatorie prodotte da questa musica, anche nella vita di tutti i giorni, risvegliando la propria consapevolezza del mondo, un respiro alla volta.

2 pensieri su “Tool – Fear Inoculum

  1. Ciao Alekos!! Mi aspettavo una tua pagina su una delle band che ami di più. Non ho ancora ascoltato nulla in rete perchè sono un vecchio cinquantenne innamorato della fruizione musicale in CD attraverso il mio fedelissimo inpianto stereo della Kenwood. Tra l’altro la prima edizione costa intorno agli 80 Euro…Aspetterò che i prezzi scendano a livelli più ragionevoli. Per intanto in questi giorni mi sono ributtato a capofitto nell’ascolto di Aenima, come sta avvenendo in questo preciso istante, e Lateralus…Buona serata.

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    1. Ciao Lorenzo, inaspettatamente ne abbiamo potuto parlare un po’ di persona, in montagna, che non è affatto male, come scenario per una discussione musicale! Domani dovrebbe arrivarmi dall’America la copia fisica del CD, a un prezzo leggermente più decente di quello europeo… Su tuo consiglio andrò a recuperarmi l’ultimo di Claypool col figlio di Lennon, sembra una collaborazione molto interessante 😉

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