La famosa comfort zone

Quella che chiamiamo genericamente “comfort zone” è uno stato psicologico in cui rimanere a contatto con determinati ambienti/persone/cose ci preserva da ansie, stress e paure. In questo senso il diretto opposto sono le “discomfort zones”, cioè tutte quelle situazioni che sono fonte di disagio, ansia, preoccupazione, stress. Tutti abbiamo, o meglio, dovremmo assolutamente avere, le nostre zone di conforto: casa, la mamma, un gatto, il cibo preferito, un libro, una canzone. È bene averne una, anzi tante, ma l’importante è saperne anche uscire, all’occorrenza. Come farlo? Ecco 3 domande da porsi, in autonomia, per capire come uscire dalla propria comfort zone:

  1. Qual è la situazione più orribile, disastrosa e terrificante in cui non vorresti mai trovarti? Il tuo worst case scenario? Dopo averlo visualizzato occorre stabilire quanto è probabile che queste situazioni accadano nella tua vita reale, qui e ora. Ciò aiuta a ridimensionare le paure e da slancio verso l’uscita della comfort zone.
  2. Quale sarebbe il tuo scenario di vita ideale? Quanto è probabile raggiungerlo nella vita vera? Il tuo mondo ideale. Anche in questo caso va stabilita la realisticità della situazione immaginata. Questo ci mantiene con i piedi per terra, quando abbiamo aspettative molto grandi, rispetto a una determinata situazione.
  3. Qual è la visione più realistica della tua vita? La sintesi delle visualizzazioni e riflessioni precedenti. Imparare a non strumentalizzare la realtà a nostro favore, per sentirci più sicuri o giustificati nell’avere paura, è la strada più veloce per cercare di raggiungere ciò che vogliamo veramente.

Se è vero che i pensieri generano realtà, avere la giusta attitudine di base ci pone nelle migliori condizioni per realizzare il nostro potenziale. Per farlo è necessario operare un’opportuna ecologia della mente, praticare il non attaccamento, esistere nel qui ed ora, senza rimanere attaccati al passato e/o terrorizzati dal futuro.

La comfort zone è buona, ci preserva, è lì pronta quando la vogliamo, ma al contempo ci limita, proprio perchè non può esprimere il divenire, la trasformazione, il mutamento, caratteristiche indispensabili alla crescita personale. La nostra migliore performance, il miglioramento che cerchiamo, è proprio all’esterno del suo perimetro, in un luogo in cui c’è anche molto altro da sperimentare: viaggi, luoghi, culture, persone… vita!

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