William DuVall – One Alone

Un uomo, una chitarra, un album completamente acustico. Questa la semplice ricetta di “One Alone” (DVL Recording), primo album da solista dell’attuale cantante degli Alice in Chains, William DuVall.

L’autunno nella città ai piedi del monte Rainier deve essere davvero un periodo molto suggestivo, di colori che si trasformano e luci che diventano più fugaci e trasversali. Il senso del cambiamento e dell’impermanenza è da sempre insito nel grunge, ma spesso ne abbiamo apprezzato solo i connotati più aspri e duri, tramite decessi troppo precoci e una generale attitudine negativa, che anche il talento più fulgido non riesce del tutto a mitigare.

Gli Alice in Chains sono stati, in passato, un perfetto epitome di questa condizione ambivalente e ambigua, ma, come recita il titolo del loro come-back, “Black gives way to the blue”, la perdita e il lutto precorrono una fase di malinconica riflessione sul senso della vita, e permettono di vedere nuovamente la luce.

Questo concetto è fatto proprio e ben interpretato da DuVall, che non a caso inaugura il disco cantando “Til the Light Guides Me Home”, una traccia dal forte sapore folk, che suona come l’autunno dell’animo, stagione di maturazione e meditazione, in cui si smorzano i forti contrasti della giovinezza, in favore di un approccio meno rigido e più consapevole.

Tutte le composizioni presenti sono accomunate dalla grande presenza vocale di DuVall, in possesso di un’invidiabile forza ed estensione, in grado di colorare in modo versatile e poliedrico brani che in realtà hanno origini e strutture comuni nelle sei corde del musicista di Seattle.

Del resto gli ultimi anni con gli Alice, compagnia illustre ma non sempre del tutto comoda, non hanno fatto mistero delle sue notevoli doti artistiche, e questo lavoro solista lo affranca, una volta per tutte, dall’ingiusto epiteto di sosia di Lenny Kravitz che canta con gli Alice In Chains al posto di Layne.

William DuVall, classe 1967, ha inoltre anche un considerevole passato artistico, precedente agli Alice, fatto di solide militanze underground, indispensabili a farsi ossa e mestiere. Non sorprende in questo senso la scelta di presentare in versione acustica “White Hot”, “So Cruel”, “Smoke and Mirrors” e “Still Got a Hold in My Heart”, splendidi brani composti ai tempi dei Comes With The Fall, che meritavano assolutamente nuova vita.

Tutti questi elementi concorrono a formare un’opera sincera, tanto essenziale nella strumentazione utilizzata, quanto imponente per il portato emozionale che comprende e apporta. Fra i solchi di “One Alone” si trovano estratti di esperienze di vita, fatte di coraggio e sensibilità, che insieme compongono la tridimensionalità fisiognomica di un’artista, con le sue rughe, cicatrici, ma anche luci e fervore, e ciò non è assolutamente cosa da poco.

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