Sentryturn – Upon A Mess

“Upon A Mess” è il debutto indipendente dei berlinesi Sentryturn, gruppo prog-rock accostabile a sonorità quali Pain of Salvation, Riverside, Haken (ma potrei citare anche i Nightingale di Dan Swano, per alcune, piacevoli similarità nella voce), tutti nomi illustri del panorama progressive professionale, vicendevolmente declinato in chiave metallica, oppure squisitamente rock.

Il sound dei Sentryturn pare non curarsi troppo dei confini fra i generi, concentrandosi su un song-writing ispirato e ricco di connotazioni emozionali, che donano ai brani una profondità che la mera tecnica strumentale, per quanto notevole, non raggiungerà mai.

In questo senso alcuni brani sono intrisi di una malinconia dark, che non sfigurerebbe affatto negli ultimi dischi dei Katatonia, a riprova di un istinto compositivo più vicino al cuore che al cervello. Tale impressione è ancor più sorprendente se si pensa alla complessità di fondo delle strutture strumentali, dove poliritmi e melodie stratificate arricchiscono il sound di diversi livelli di lettura. Suonare semplici e immediati, pur nella complessità tecnica, è un traguardo tanto invidiabile quanto raro, prova ne è che spesso viene mancato anche dai big del genere.

Il debutto dei Sentryturn è un lavoro omogeneo e ben bilanciato, in cui trovano spazio momenti più tirati, con riff ai limiti del djent (“The Purge”), ma anche importanti squarci melodici (“Monrovia”), che fanno apprezzare il buon gusto del gruppo per sfumature e cromatismi, quei piccoli dettagli che, in sede di arrangiamento, fanno davvero la differenza.

Nucleo di “Upon A Mess” è il trittico che compone la suite omonima, che dimostra l’ambizioso ma lucido e coerente intento realizzativo della band, in grado di tracciare e mantenere una rotta, pur nel mare magnum delle derive del prog.

Fa davvero riflettere e ben sperare per il futuro assaporare un’opera prima indipendente di questo spessore, perfettamente calata nella modernità, sia a livello sonoro che visivo (si veda il notevole video di “Child of Gold”), ma con entrambi i piedi saldamente ancorati a terra, alle radici di un sound che, a conti fatti, è l’essenza stessa del rock, cioè il suo naturale istinto a evolversi, integrando maggior complessità e varietà compositiva, melodica, armonica e stilistica, includendo influenze sinfoniche, temi musicali estesi, ambientazioni e concept complessi, e diventando così, nel tempo, la risposta del rock alla musica colta in genere, sia essa classica o jazz.

Una piacevole scoperta, che vola di diritto nella mia personale Top 10 musicale dell’anno in corso.

Di seguito la traduzione della recensione, richiesta dalla band, che mi ha gentilmente spedito una copia fisica dell’album, perché a mio parere le cose di valore è bene che abbiano il giusto peso e il giusto spazio.

“Upon A Mess” is the independent debut album by Sentryturn, a german prog-rock band that combines a sound similar to like Pain of Salvation, Riverside, Haken (but I could also mention Dan Swano’s Nightingale, for some good similarities in the voice), all illustrious names of the professional progressive panorama, declined in a more metal or exquisitely rock key.

Sentryturn does not seem to care too much about the boundaries between different genres, focusing on a song-writing full of emotional connotations, which give the songs a depth that the mere instrumental technique, however remarkable, will never reach.

By doing so, some passages are imbued with a dark melancholy (which would not be out of place in Katatonia‘s last records), as proof of a compositional instinct closer to the heart than to the brain. This impression is even more surprising when we consider the underlying complexity of the instrumental structures, where polyrhythms and stratified melodies enrich the sound with different levels of reading. Playing simple and immediate, even in technical complexity, is an enviable and rare goal, one that it is often missed even by the big names of the genre.

This debut album by Sentryturn is a homogeneous and well-balanced work, where more tense moments, with riffs at the limits of the djent (“The Purge“), coexist with inspired melodic passages (“Monrovia“), which make us appreciate the good taste of the band for nuances and colors, those little details that, in the arrangement, really make the difference.

The ultimate core of “Upon A Mess” is the triptych formed by the suite of the same name, which demonstrates the ambitious but at the same time lucid and consistent creative intent of the band, able to trace and maintain a path, even in the mare magnum of the progressive soud.

It really makes us hope for the future of the genre, to enjoy an independent debut album of this level, perfectly connected to modernity, soundwise and by visual terms (just take a look to the remarkable video for “Child of Gold“), but with both feet firmly anchored to the ground, to the roots of a sound that is the very essence of rock, with its natural instinct to evolve, integrating greater complexity and melodic, harmonic and stylistic variety, including symphonic influences, extended musical themes, complex concepts, thus becoming, over time, the very meaning of progressive: pure evolution of sound.

For all these elements “Upon A Mess” is undoubtedly a very pleasant discovery, that flies right into my personal top 10 music of the current year. Good job!

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