Sarke – Gastverso

I norvegesi Sarke si formarono nel 2008 quando Thomas “Sarke” Bergli (Khold, Tulus) decise di realizzare un album solista, unendo le forze ad Anders Hunstad e Ted “Nocturno Culto” Skjellum (Darkthrone, ex Satyricon). L’album di debutto “Vorunah” ha portato a diverse apparizioni live di prestigio, come Wacken Open Air (con la comparsa di Thomas Gabriel Fischer), Inferno Festival, Hole in the Sky, Party.San Open Air, Brutal Assault e Ragnarök Festival, aprendo a una carriera che si è rivelata solida e proficua.

Successivamente i Sarke hanno infatti continuato a portare l’ascoltatore in un viaggio attraverso paesaggi sonori oscuri e lugubri, ispirati a leggende come Slayer, Darkthrone, Celtic Frost, Black Sabbath, Candlemass, Death, Motorhead e Kreator.

Nel corso di undici anni e cinque album precedenti ci hanno fornito un’affascinante miscela di thrash, black e una miriade di influenze rock/metal risalenti agli anni ’70. Anche nel nuovo “Gastwerso” è possibile apprezzare l’eterogenea proposta musicale dei Sarke, che continua a crescere con nuovi riff avvincenti, parti acustiche e arrangiamenti d’archi, female vocals e, come sempre, tanto groove.

Tecnicamente qui c’è davvero poco di canonico black, sancendo un ulteriore allontanamento anche dalle radici thrash metal, ma la parola d’ordine del progetto Sarke è sempre stata libertà. Nessuna pressione legata ad aspettative trve, nessun vincolo di fedeltà a un sound cristallizzato nel tempo, ma al contrario voglia di esprimersi e di godersi il processo creativo e interpretativo nella sua totalità, senza ulteriori sovrastrutture.

In questo senso “Gastwerso” spinge ancor di più il piede sul pedale dell’audacia musicale, accompagnando i brani più diretti e lineari, come la rocciosa opener “Ghost War“, con le composizioni più bizzarre, imprevedibili e originali del lotto, come “The Endless Wait“, vera e propria ballata malinconica, con tanto di mellotron etereo e la voce parlata di Ted che aggiunge gravitas, prima che scivoli nelle voci femminili, per gentile concessione di Lena Fløitmoen, confezionando una canzone con una struttura e un tono che ricordano vagamente “Soldier of Fortune” dei Deep Purple.

Echoes From The Ancient Crucifix” è invece un solido mid-tempo ad alto tasso epico, mentre “Rebellious Bastard” raccoglie una significativa dose di attitudine punk, prima che la conclusiva “Cribs Hand” proponga morbidi meandri acustici, pianoforte, riff cadenzati e l’eccellente voce di Lena, che torna a tessere le ultime parole, prima di un assolo di chitarra intenso e malinconico, che ben si associa ai testi enigmatici e intimisti di Nocturno Culto, che ricordano decisamente le atmosfere del sul lungometraggio documentaristico “The Misanthrope” (2007).

Come si sarà capito da questa veloce disamina “Gastwerso” ha più in comune con un’atmosfera da disco rock anni ’70, piuttosto che col tradizionale black norvegese. Talvolta il salto sembra ardito e azzardato, e forse alcune soluzioni non sono per tutti i palati, ma è chiaramente il prodotto di musicisti fiduciosi. La loro esperienza combinata e l’amore per ciò che stanno facendo traspare, dando vita a un album dinamico, ricco di sfumature e maturo, che non solo esplora ulteriori percorsi, ma si erge orgogliosamente accanto ai loro lavori precedenti, senza aver paura di osare troppo e di sentirsi libero, il che non è da tutti. Long live Sarke!

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