Forstenet – Ephemeros: Virvar

Dietro al monicker Forstenet ci sono quattro giovani ragazzi danesi e il più attempato norvegese Morten Gustav Eide, che hanno deciso di formare una rock band piuttosto sui generis, che ama il libero flusso di creatività e sperimentazione. In altre parole: una rock band che suona quello che vuole.

Composto da chitarra, basso, batteria, organo hammond e trombone, il sound del gruppo può richiamare alla mente Beyond Dawn, Solefald, Porcupine Tree, Pink Floyd, The Mars Volta, Arcturus e Voivod. Un bel guazzabuglio di riferimenti e influenze, che però all’atto pratico funziona sorprendentemente bene, come si evince dall’ascolto del debutto “Ephemeros: Virvar”.

Concept album autoprodotto, che descrive un futuro totalitario distopico in cui tutta la coscienza umana e la vita emotiva sono controllate e manipolate dalla forza onnipresente di Ephemeros, i Forstenet conducono l’ascoltatore in un viaggio musicale estremamente vario e versatile, che include elementi del rock danese degli anni ’70, metal e musica progressiva/psichedelica.

Una delle peculiarità della band è l’utilizzo della lingua madre danese, tramite un cantato sia pulito che growl, scream e anche falsetto. La vocalità eclettica si combina con potenti groove progressivi, condensandosi in brani articolati e caleidoscopici, in cui il significato del sottotitolo dell’album, “Virvar” (caos, confusione, disordine) è perfettamente rappresentato.

I temi lirici dell’album sono i diversi stati di coscienza della mente umana, polarità estreme di emozioni e di confusione esistenziale e psicologica, strutturate per stimolare l’ascoltatore ad entrare in uno stato di meditazione e contemplazione esistenziale.

Da brevi intermezzi/ponte, come “Afmagtskvad”, alla mastodontica “Skonhed Blant Kolossale Masser Af Gra”, che sfiora il quarto d’ora di durata, il disco è un continuo saliscendi emozionale, ricco di dinamiche alternanze fra pieni e vuoti, dolci melodie e grezze esplosioni di violenza, che comprendono notevoli performance strumentali e pregevoli solismi, e contribuiscono a rendere il sound di difficile catalogazione. La cifra sperimentale del prog c’è sicuramente, ma si trova immersa in una buia atmosfera, quasi un barocco gotico in chiave metal, che rende l’esperienza d’ascolto davvero avvincente, per la ricchezza di elementi e stimoli che contiene.

Stando così le cose è indubbio che il debutto dei Forstenet sia una delle più sorprendenti uscite indipendenti che io abbia avuto la fortuna di scoprire e ascoltare negli ultimi tempi, e credo che tale considerazione possa essere condivisa da un pubblico quantomai trasversale e composito, tale e tanta è la qualità qui espressa.

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